Del nonlavoro:pregi e difetti

Ultimamente l’argomento mi ritorna spesso in mente perché da ex lavoratrice e da mamma mi ritrovo a vivere la duplice condizione. Tralasciando l’aspetto economico che tutto è fuorché tralasciabile, ne ho sentite di tutte. Chi lavora perché poi che fa quando i figli crescono? Chi non lavora perché se volevano far crescere i figli con qualcun altro mica li facevano.
Io sono cresciuta in una famiglia in cui i miei mi hanno fin da piccola inculcato l’idea che essere indipendenti economicamente è fondamentale perché qui siamo sotto al cielo, può capitare di tutto ed è importante saper e poter provvedere a se stessi ed alla famiglia. Ma mia madre ha scelto di smettere di lavorare per occuparsi di  me e non solo. In più 10 anni di lavoro mi hanno abituato a non dover chiedere niente a nessuno. Dell’idea di non lavorare questo è proprio quello che non sopporto, dover chiedere al maritozzo i soldi (nel senso di usare il conto corrente comune) per tutto. In pratica penso che se gli faccio un regalo se lo è comprato da solo. Si ok in famiglia tutto è di tutti, non ho mai fatto distinzione tra i miei soldi e quelli di mio marito (finché avevo il mio stipendio) e soprattutto anche io contribuisco al manage familiare come mamma e casalinga. Che poi aperta parentesi sto termine casalinga proprio non mi piace mi sa tanto di stereotipo perché quando si sente parlare di casalinga si immagina sempre la donna divisa tra servizi, spesa, cucina, figli ecc. Ed è da qui che non capisco la parte di donne “se non lavoro non sono totalmente realizzata”. Lavorare è gratificante sicuramente, ti dà modo di vivere situazioni complesse che esulano dal mondo di mamma, moglie e che ti mettono costantemente alla prova. Ma non lavorare ti da modo e tempo di fare tante altre cose, curare hobby, amicizie, prenderti un po’ di tempo per te. Almeno questo è quello che noto adesso (complice forse la mia solita disorganizzazione cronica che si acuisce con l’aumentare degli impegni). Insomma non so proprio quale delle due condizioni sia ideale per me. Resto sospesa a mezz’aria

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13 thoughts on “Del nonlavoro:pregi e difetti

  1. Nella tua stessa situazione ma se devo essere sincera ho capito una cosa, quando lavoravo era più felice il conto corrente mentre il mio stato d’animo era spesso in modalità nervosismo, da quando non lavoro posso permettermi qualche sfizio in meno ma raramente ho l’umore nero! la donna ha molte piu chance di sentirsi realizzata al di fuori del lavoro perchè ha la capacità di inventarsi qualsiasi hobby ma dipende sempre da ciò che ognuna di noi desidera realmente. Per me lavorare in un ufficio 8 ore al giorno non era così gratificante ed entusiasmante…un abbraccio!

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  2. Mi ci ritrovo in pieno. Ho lasciato il lavoro per seguire meglio i miei figli e perché la situazione lavorativa non andava bene. C’è stata una procedura di mobilità e mi ci sono messa volontariamente così ho preso una piccola buona uscita. Ho più tempo per me, per la casa, per i figli. Sono meno nervosa e ho meno emicranie. Mi manca però uno spazio tutto mio in un contesto lavorativo, le chiacchiere tra colleghe e il sentirmi utile e quasi indispensabile. Per questo cerco senza fretta un nuovo lavoro e siccome deve essere part time e vicino casa sarà quando sarà.
    Comunque preferisco il termine mamma a tempo pieno a casalinga che mi sa di grembiule e pattine. Ciao

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      1. Anche a te. Io per avere più possibilità da domani sera comincio un corsetto intensivo di contabilità (bleah) perchè il mio titolo di studio resusciti. Almeno chi vedrà il mio cv veda che anche se sono in pausa lavorativa non me ne sto ferma del tutto (e mi serve per tenere contatti con il mondo esterno per rimanere lucida….)

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  3. vedo il quesito da occhi esterni. Capisco che lavorare dà indipendenza economica ma ha anche altre controindicazioni non certo trascurabili. Ovviamente gli aspetti si ribaltano nel caso opposto. Non lavorare da delle frustrazioni economiche, come quello che un qualsiasi acquisto, che esuli dal quotidiano familiare dve essere filtrato in qualche modo e reso edotto all’altra metà. In compenso c’è spazio maggiore per altre attività altrimenti negate.
    Porto un caso personale. Per lavoro mi sono spostato in molte città. Se mia moglie avesse continuato a lavorare c’erano due prospettive o vivere da separati o rinunciare alle opportunità professionali. La scelta di non lavoro è stata gratificante per entrambi e per la figlia. Nessuno dei tre avrebbe avuto l’opportunità di incontarre realtà diverse e stimolanti.

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